Domande più frequenti (FAQ)
È obbligatorio adottare il PEL?No, perché a tutt’oggi il PEL non è uno strumento prescrittivo, anche se l’Unione Europea ha deciso di proporre un “Europass” (http://www.europass-italia.it) per facilitare la mobilità degli studenti europei, un documento di cui il Portfolio europeo delle lingue costituisce parte integrante. Non solo, molte università europee e i datori di lavoro più informati incominciano a tenere conto, anche in modo formale, delle competenze linguistiche documentate nel PEL. Si sta quindi affermando la funzione documentale di questo strumento.
Il PEL è comunque uno strumento utilissimo per promuovere il plurilinguismo, un atteggiamento interculturale e l’autonomia nell’apprendimento.
Quale ruolo ha il docente?
Il docente deve ricordare che il documento è proprietà dell’alunno, anche se molte attività possono essere preparate assieme (ad es., precedute da una discussione) o condotte in coppia o in gruppo. Il compito del docente è di proporsi come guida, come facilitatore, come stimolatore dei processi e delle attività richieste e come sostegno negli stessi. Il suo ruolo non è dunque invasivo, ma non per questo di minore importanza.
Il PEL è uno strumento di controllo?
Il PEL non deve essere assunto come uno strumento di controllo o di selezione, ma di promozione del plurilinguismo e di motivazione.
Il contenuto del PEL deve essere mostrato sempre al docente e ai compagni?
Il PEL è proprietà dell’alunno/a. Solo il Passaporto costituisce la parte “pubblica” che va mostrata. Per il resto, il docente e i compagni devono rispettare il carattere privato di tutte le indicazioni e dei materiali che vi sono contenuti, a meno che l’alunno/a non desideri spontaneamente mostrarli o metterli a disposizione dei propri compagni.
In quale lingua va usato il PEL?
Normalmente la lingua d’uso è la prima, soprattutto quando gli alunni devono impegnarsi nella riflessione metacognitiva. Anche per questo motivo è importante la collaborazione con il docente di Lingua 1, ma nella nostra realtà i docenti di L2 e L3 possono proporre agli alunni di compilare il PEL nelle lingue che loro insegnano. A tale scopo, si è prestata particolare attenzione alla lingua del PEL, scegliendo un lessico il più possibile semplice e comprensibile anche in L2 e L3. Naturalmente sarà l’alunno a decidere in quale lingua esprimersi, anche in base alle pagine compilate. Si potranno avere così Portfoli “multilingui”, che riflettono concretamente il plurilinguismo dei discenti, con un apporto di materiali e schede in lingue diverse.
In quale lingua va usato il PEL con gli alunni/le alunne migranti?
Gli alunni/le alunne decideranno spontaneamente in quale lingua usare il PEL, se sono in grado di esprimersi in una delle quattro lingue in cui è stampato. Se ciò non fosse possibile, si deve esaminare, con l’aiuto del mediatore culturale, la possibilità di usare il PEL nella lingua madre.
Le scuole con una presenza consistente di alunni migranti parlanti la stessa lingua potrebbero far tradurre le pagine ritenute fondamentali nelle lingue di questi alunni per permettere loro di comprendere bene il PEL e di considerarlo un’occasione di espressione della loro identità linguistica e culturale.
Il PEL è paragonabile a un libro di testo?
Il PEL non è un libro di testo e non deve essere usato come tale. Esso offre in alcune parti degli spunti di programmazione (ad es.: nella parte dedicata ai suggerimenti di progetti), ma gli spunti devono essere colti come tali e non come un curricolo “imposto”. D’altra parte, sarà il caso di verificare come e se il libro di testo e gli altri materiali usati facilitino l’impostazione pedagogica favorita dal PEL. Ad es.: suggeriscono alternative nella conduzione delle attività, sulla base degli interessi e dei livelli degli alunni? Propongono stimoli alla riflessione sul percorso svolto? Favoriscono l’autovalutazione?
Quale rapporto vi può essere fra PEL e programmazione?
Il PEL non sostituisce la programmazione normale, ma la asseconda e la facilita.
L’introduzione del PEL comporta cambiamenti sul piano metodologico?
Se il docente era abituato a promuovere processi di riflessione sull’apprendimento, il suo approccio metodologico non subisce un profondo cambiamento, ma potrà essere garantito probabilmente da maggiore continuità e dal supporto di un ausilio valido.
Il PEL può incidere positivamente in favore di un cambiamento metodologico, se non si era abituati a condurre un insegnamento centrato sul discente.
Con quale frequenza si deve usare il PEL?
Il PEL dovrebbe essere usato con una frequenza regolare e costante, ma non predeterminata dall’esterno: si consiglia di ricorrervi dopo aver concluso ogni unità di insegnamento o di dedicarvi almeno un’ora ogni 15 giorni. In ogni caso, le sedute dedicate al PEL dovranno rapportarsi al ritmo di apprendimento degli allievi e al loro legittimo desiderio di lavorarvi.
Si può far lavorare al PEL a casa?
Una parte del lavoro può naturalmente essere svolta a casa, anche con il supporto dei genitori, debitamente informati, ma la maggior parte del lavoro dovrebbe essere condotta in classe per permettere il confronto fra i compagni e la richiesta di sostegno al docente.
Il lavoro al PEL è condotto sempre collettivamente?
No. Si dovranno prevedere anche azioni di tutoraggio individuale lungo i due anni di adozione del PEL della scuola primaria. Per questo motivo è opportuno prevedere occasioni, anche brevi, di “Colloqui sul PEL” da offrire agli alunni che le richiedano o per i quali se ne avverta la necessità.
Con quale parte del PEL è opportuno iniziare a lavorare?
Vi sono docenti che preferiscono far iniziare il lavoro dalla Biografia, altri invece partono con il Dossier. Ciò che riteniamo non opportuno è partire dai descrittori di competenza, specie per gli alunni/le alunne di giovane età. Con loro la definizione delle competenze linguistiche mediante l’uso di descrittori (parte Autovalutazione nella Biografia linguistica e Passaporto) dovrebbe costituire il momento finale di un percorso di progressiva consapevolezza del processo di apprendimento linguistico.
Esistono norme giuridiche per l’introduzione del Portfolio Europeo delle Lingue?
Non esiste un obbligo di introduzione del PEL. Gli esperti di didattica delle lingue raccomandano però l’introduzione del PEL nell’attività didattica. È indispensabile, in ogni caso, un lavoro mirato e che le/i docenti si confrontino in maniera approfondita con il PEL, frequentando un corso di aggiornamento.
Al termine della Scuola secondaria di 2° grado è nell’interesse delle studentesse/degli studenti adottare un PEL validato dal Consiglio d’Europa, in quanto sia i datori di lavoro sia le istituzioni universitarie preferiscono che vengano loro presentati strumenti ufficialmente validati, perché conformi alle direttive del Consiglio stesso e confrontabili a livello europeo.




